L’incontro previsto in giornata a Bruxelles tra la commissaria europea ai Servizi finanziari e all’Unione dei risparmi e degli investimenti Maria Luís Albuquerque e l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel arriva in un momento estremamente delicato per la strategia europea di integrazione finanziaria.
Il colloquio si tiene infatti pochi giorni dopo le dure parole del vicepresidente della BCE Luis de Guindos contro l’opposizione del governo tedesco all’offerta lanciata da UniCredit su Commerzbank, una presa di posizione che ha trasformato il dossier in un vero test politico per il mercato unico bancario europeo.
In un’intervista al Financial Times, de Guindos ha accusato indirettamente Berlino di incoerenza, sostenendo che è “molto difficile” per i governi dichiararsi favorevoli all’Unione dei risparmi e degli investimenti e poi opporsi a “questa specifica transazione”. Secondo il vicepresidente BCE, le interferenze politiche nei merger transfrontalieri “vanno contro lo spirito del mercato unico” e rischiano di minare la credibilità dell’intero progetto europeo di integrazione finanziaria.
Le dichiarazioni arrivano mentre si intensifica lo scontro tra la banca italiana e il governo tedesco.
Negli ultimi mesi UniCredit ha costruito una partecipazione vicina al 30% in Commerzbank e all’inizio di maggio ha formalizzato un’offerta interamente in azioni per il resto del capitale, valutando l’istituto tedesco oltre 35 miliardi di euro.
L’operazione ha però provocato una forte reazione politica a Berlino. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l’approccio di UniCredit “ostile” e “aggressivo”, sostenendo che il fatto che la Germania abbia bisogno di banche più grandi “non significa che ogni acquisizione sia benvenuta”.
Anche il management di Commerzbank si oppone al takeover e negli ultimi giorni ha presentato nuovi obiettivi di redditività e un piano di tagli occupazionali per rafforzare la strategia “stand-alone” della banca. Lo scontro sta così assumendo una dimensione molto più ampia di una normale operazione bancaria.
Albuquerque è infatti la commissaria incaricata di portare avanti la nuova Savings and Investments Union (SIU), il progetto con cui Bruxelles punta a integrare maggiormente i mercati finanziari europei, mobilitare il risparmio privato e ridurre la frammentazione nazionale del sistema bancario e dei capitali.
Da anni BCE e Commissione sostengono che l’Europa abbia troppe banche concentrate sui singoli mercati nazionali e troppo poche realtà realmente paneuropee in grado di competere con i grandi gruppi americani.
Nell’intervista al FT, de Guindos ha ribadito proprio questo concetto, sostenendo che “una vera grande banca europea” potrebbe competere con gli istituti statunitensi e difendendo apertamente il consolidamento bancario cross-border.
Per questo il caso UniCredit-Commerzbank viene ormai visto a Bruxelles e Francoforte come un banco di prova concreto della volontà europea di comportarsi davvero come un mercato unico finanziario.
Il tema è particolarmente sensibile anche perché la Commissione europea ha progressivamente assunto una posizione più favorevole alla creazione di grandi gruppi industriali e finanziari europei, ritenuti necessari per competere con Stati Uniti e Cina e finanziare le priorità strategiche dell’UE, dalla difesa alla transizione energetica.
Orcel sta cercando di inserire l’operazione proprio in questa narrativa europea. Il banchiere italiano, da anni sostenitore del consolidamento del settore, presenta il dossier come un passo verso la creazione di un vero campione bancario europeo più che come una tradizionale acquisizione ostile.
Ma la resistenza tedesca evidenzia anche quanto l’unione bancaria europea resti incompleta oltre dieci anni dopo la crisi dell’eurozona.
Berlino mantiene ancora una quota pubblica in Commerzbank dopo il salvataggio finanziario del 2008, e parte della politica tedesca ha persino evocato la possibilità di aumentare l’intervento statale per ostacolare ulteriormente UniCredit.
Il risultato è una crescente tensione tra l’obiettivo europeo di integrazione finanziaria e gli interessi nazionali dei governi, proprio mentre Bruxelles cerca di convincere gli investitori che la nuova Savings and Investments Union possa finalmente trasformare il frammentato sistema finanziario europeo in un vero mercato unico.

